
Origini e fortuna di una collezione
Roma – Musei Capitolini – Villa Caffarelli
(fino al 18 maggio 2025)
di Luisa Chiumenti
La mostra, “I Farnese nella Roma del Cinquecento.
Origini e fortuna di una collezione” a cura di Claudio Parisi Presicce e Chiara Rabbi Bernard, promessa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è stata organizzata da Zètema Progetto Cultura in collaborazione con Civita Mostre e Musei. L’allestimento la direzione artistica sono stati affidati allo Studio Lucchi & Biserni.
La grandezza dell’epoca imperiale di Roma ha suggestionato e stimolato fortemente quella che fu la grande passione per l’antichità di Paolo III Farnese, che sarebbe stata poi condivisa ed ampliata dal nipote, il Gran Cardinale Alessandro, dai primi decenni del XVI secolo all’inizio del XVII.
E fu infatti la grande nobiltà farnesiana che nello scorrere della più sfavillante creatività rinascimentale, avrebbe fatto rifulgere quel grande patrimonio artistico che il Rinascimento stava offrendo alla cultura e allo sviluppo artistico dell’epoca.
Il palazzo della Famiglia Farnese a Campo de’ Fiori divenne ben presto lo scrigno prezioso dei capolavori offerti dall’antichità ed è così che vediamo ora esposte nella grande mostra allestita ai Capitolini, molte delle opere che un tempo adornavano appunto i diversi ambienti di quel palazzo.
Molte sono state le importanti Istituzioni culturali e museali che hanno, sia dall’Italia che dall’estero, concesso prestiti di opere, che ricoprono il periodo di massimo splendore della Casata, dai primi decenni del XVI secolo all’inizio del XVII. Fra essi ricordiamo il “Museo Archeologico Nazionale “, il ”Museo e Real Bosco di Capodimonte” e la “Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” oltre al “Museo del Louvre” di Parigi, il “Museo di Belle Arti e Archeologia di Besançon”, la “Royal Collection Trust” e la “Morgan Library” di New York.
Iniziata da Alessandro Farnese, asceso al soglio pontificio come Paolo III nel 1534, e ulteriormente arricchita dall’opera dei nipoti, i cardinali Alessandro e Odoardo, la Collezione Farnese è una delle più celebri raccolte artistiche e archeologiche, ma l’ esposizione ora ai Capitolini, già in apertura del percorso, sottolinea anche gli importanti interventi urbanistici voluti da papa Farnese, in preparazione del Giubileo del 1550, con la riproduzione di una mappa del 1555 e la presentazione di una iscrizione che celebra l’apertura della Via Paola nel 1543, che oggi si può percorrere, nel Rione Ponte.
Il forte legame tra i Farnese, la loro Collezione e la città di Roma appare ben suggellato da quel “Testamento del Gran Cardinale Alessandro”, nel quale si afferma che la Collezione, inalienabile, avrebbe dovuto per sempre rimanere a Roma.
Centoquaranta le opere esposte, tra sculture antiche, bronzi, dipinti, disegni, manoscritti, gemme e monete: tutti capolavori che all’epoca impreziosivano gli ambienti più fastosi del Palazzo come la Galleria dei Carracci, la Sala dei Filosofi, il Camerino del Gran Cardinale, le Stanze dei dipinti sacri e quella dei ritratti.
La mostra, firmata da Claudio Parisi Presicce e Chiara Rabbi Bernard, è stata promossa da Roma Capitale e organizzata da Zètema in collaborazione con Civita, con un raffinato progetto di allestimento e direzione artistica dovuto allo Studio Lucchi & Biserni. Le dodici sale espositive danno una chiara idea dell’importante legame della famiglia Farnese con la città di Roma e la sua collezione prestigiosa, attraverso gli ambienti più fastosi del Palazzo a cominciare dalla Galleria dei Carracci, capolavoro di Annibale e Agostino Carracci o la Sala dei Filosofi o il Camerino del Gran Cardinale, le stanze dei dipinti sacri e dei ritratti.
Ma ecco anche opere antiche come il gruppo di “Pan e Daphni” della metà del II sec. d. C., in cui viene esaltata quella mirabile figura di Pan di cui Annibale Carracci aveva realizzato copia della testa in un disegno conservato al Museo del Louvre (esposto nella attuale mostra) ed a cui lo stesso si ispirò, per alcune figure affrescate nella Galleria.
E vediamo ancora il raffinato gruppo del “Ganimede con l’Aquila”, di età imperiale, ma anche capolavori d’arte rinascimentale come la “Madonna del Divino Amore” di Raffaello nonché i preziosi disegni preparatori della Galleria dei Carracci. E ancora capolavori dell’arte rinascimentale fra cui preziosi disegni preparatori della Galleria dei Carracci o la sezione dedicata a Fulvio Orsini, fine collezionista e custode della Biblioteca Farnese che divenne un centro di studio e conservazione di antichi manoscritti, gemme, codici e opere letterarie.
E ancora i ritratti degli “Artefici della Collezione” : da Paolo III in abito cardinalizio, al Cardinale Alessandro (di Raffaello), a Paolo III (di Tiziano) e ancora i nipoti Ottavio, Ranuccio, Odoardo e un ritratto di Margherita d’Austria, moglie di Ottavio, la cui collezione alla sua morte integrò la Farnese. La Collezione Farnese andò esaurendosi con la morte di Orsini avvenuta nel 1600, ma la mostra si sofferma proprio su questo legame tra i Farnese e gli Orsini analizzandone le singolarità proprio nell’ultima sala dal titolo “ Due collezioni, un solo destino ”.
Per informazioni:
060608; www.museicapitolini.org